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Renzi chiude la Leopolda: "il futuro lo abbiamo preso in prestito dai nostri figli non è un’eredità del passato”

Il premier si toglie i sassolini dalle scarpe attaccando D’Alema, Bersani e la minoranza Pd

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Le gravi scene violente di ieri in piazza San Marco e in via Cavour a Firenze hanno influenzato la terza e ultima giornata della 7° Leopolda. All’entrata maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine. Ma anche il Premier Matteo Renzi ha voluto tornarci sopra nel corso del suo lungo intervento conclusivo. “Noi stiamo dalla parte di quei poliziotti, di quei carabinieri, di quelle forze dell’ordine che non meritavano ieri di essere insultate – ha detto - E non c’è da scomodare Pier Paolo Pasolini quando parlava dei figli di papà. Vi sveliamo un segreto - rivolgendosi con forza ai contestatori - per venire alla Leopolda basta inviare una mail”

Il Primo Ministro torna a parlare anche del terremoto in particolare della solidarietà e del supporto alle popolazioni terremotate per quanto riguarda la ricostruzione ma anche per un’attività di prevenzione soprattutto per quanto riguarda l’edilizia scolastica. “Che piaccia o non piaccia a Bruxelles, i soldi per le scuole resteranno fuori dal patto di stabilità – ha spiegato -  I nostri figli valgono di più di qualsiasi funzionario europeo”. E, rivolgendosi ai sindaci, ha aggiunto:” tornate a progettare”.

Inoltre, come annunciato venerdì in apertura, il Premier si è tolto alcuni sassolini dalle scarpe attaccando D’Alema, Bersani e la minoranza del PD che si è schierata per il no al referendum. “Massimo D’Alema ci dice che potevamo fare una riforma migliore? D’Alema, ma perché non l’hai fatta te? – grida dal palco suscitando il boato in sala. E poi ha proseguito: “Sarebbe troppo semplice dire che, in una parte del nostro partito, è prevalsa la tradizionale volontà tafaziana. In una parte del nostro partito è ha avuto la meglio un altro messaggio e cioè che gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell’Ulivo, perché non erano loro a guidare la sinistra, stanno provando a decretare la fine del Pd perché hanno perso un congresso e usano il referendum come uno strumento per tornare a giocare la partita di rivincita. Non ve lo consentiremo – ha aggiunto - perché non è vostro il futuro di questo Paese ma dei nostri figli e da loro lo abbiamo preso in prestito non da voi in eredità”.

Il 2017 sarà un anno di svolta in cui l’Italia, per quanto riguarda la crescita e la questione dei migranti, non sarà più sola. “L’anno prossimo a Roma il 25 marzo l’Euorpa si riunisce per discutere del proprio futuro. L’Italia non si può presentare con un ‘governicchio tecnichiccio’ per recuperare poltrone che questi rottamatori ci hanno tolto senza nemmeno che noi ce ne accorgessimo. Vogliamo portare al G7 l’Italia che guarda al futuro o l’Italia dell’instabilita’, dell’immobilismo, della palude? E’ questo il derby” – ha sostenuto Matteo Renzi mettendo in guardia dal ritorno di un’Italia “incapace di svolgere il proprio ruolo nel mondo per responsabilità di una classe dirigente che adesso vorrebbe ritornare. Il derby è tutto lì – ha detto - tra quelli che non vogliono cambiare nulla, e quelli che immaginano che il 2017 sia l’anno dell’impresa, in cui l’Europa la cambiamo sul serio scendo dalla logica del distruggere l’altro”.
Il Primo Ministro se la prende poi con i cosiddetti “leoni da tastiera” che “finché c’è da scrivere sono bravi, poi li incontri in trasmissione e non riescono a guardarti negli occhi. Ogni riferimento a Marco Travaglio è puramente casuale”.

Matteo Renzi dal palco della Leopolda parla dei “teorici della ditta – riferendosi a Berani -  solo quando ci sono loro e dell”anarchia quando ci sono gli altri”, di “Bernie Sanders che in questo momento sta facendo campagna elettorale per Hilary Clinton, non per Donald Trump”, augurandosi che il prossimo Presidente degli Stati Uniti sa una donna. Del referendum “la rivincita” di chi ha perso il congresso Pd, seguito dall’avvertimento “non ve lo consentiremo” e dalla platea c’è chi intona “fuori, fuori”.
Infine un incitamento: “Mancano 28 giorni, non urlate ma votate -  ha concluso - andate casa per casa, state in prima linea e fate nuovi comitati”.
 

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